Sanitari stranieri in Italia: la mappa dei controlli a macchia di leopardo e il nodo delle deroghe prorogate

In sintesi:

  • Nessun obbligo di iscrizione all’Albo: Dal 2020 i professionisti sanitari con titoli extra-UE possono operare senza la validazione del Ministero della Salute e l’iscrizione agli Ordini professionali italiani.
  • Proroga fino al 2029: Introdottate con il decreto “Cura Italia” durante la crisi pandemica e poi estese per i profughi ucraini, le norme speciali sono state confermate fino al 2029.
  • Controlli disomogenei: La gestione degli elenchi è affidata alle singole Regioni, provocando un quadro frammentato dove le verifiche approfondite sulle competenze sono spesso assenti.
  • Preoccupazioni di settore: Ordini professionali e associazioni di medici d’origine straniera sollevano dubbi sulle sanzioni deontologiche e sul rischio di una sanatoria generalizzata a fine periodo.

Il quadro normativo: la deroga dall’emergenza COVID-19 al 2029

L’impiego del personale sanitario in Italia ha visto una svolta determinante con il decreto “Cura Italia” del 17 marzo 2020. Per far fronte alla carenza d’organico nelle strutture sanitarie durante l’emergenza epidemiologica, il governo dell’epoca consentì l’assunzione rapida di medici e infermieri formati fuori dall’Unione Europea, superando i tempi ordinari del riconoscimento ministeriale.

In condizioni ordinarie, la procedura previde la valutazione approfondita del curriculum accademico da parte del Ministero della Salute — integrata ove necessario da esami integrativi —, il superamento di una prova di lingua italiana e la successiva iscrizione all’Ordine professionale competente. Con l’adozione delle norme emergenziali, prorogate prima per gestire il flusso dei professionisti in fuga dalla guerra in Ucraina e successivamente estese dall’ultima legge di bilancio, il regime straordinario rimarrà attivo fino al 2029 per garantire la continuità dei servizi sanitari.

Mappa della trasparenza: oltre 5.000 gli elenchi regionali censiti

L’assenza di un registro centrale tenuto dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCeO) ha reso difficile la quantificazione esatta dei sanitari che operano mediante deroga. Sulla base dei riscontri forniti dalle amministrazioni territoriali attraverso istanze di accesso civico, risultano registrati negli elenchi regionali oltre 5.228 professionisti, un dato comunque parziale a causa dell’assenza di elenchi dedicati o di mancata risposta da parte di diverse Regioni.

RegioneNumero Iscritti in Deroga
Piemonte3.020
Liguria1.679
Toscana192
Sicilia121
Puglia115
Lombardia63

La marcata disparità dei dati tra regioni limitrofe o con bacini d’utenza comparabili è da ricondurre alla diversa gestione e ai differenti criteri di registrazione adottati sul territorio.

La questione dei controlli e gli aspetti deontologici

L’impianto normativo attribuisce la verifica dei titoli alle amministrazioni regionali senza definire linee guida unitarie a livello nazionale. Nel 2024 un tentativo di uniformare i protocolli di controllo s’è arrestato in sede di Conferenza Stato-Regioni.

Di conseguenza, mentre alcune realtà (come Veneto e Puglia) si avvalgono di commissioni tecniche dedicate per esaminare le competenze e la documentazione, altre delegano le verifiche direttamente alle strutture sanitarie locali o si limitano a riscontri di carattere formale sui documenti presentati.

Le posizioni delle rappresentanze professionali

  • Codice Deontologico e Sanzioni: Filippo Anelli (presidente FNOMCeO) e Giovanni Leoni (presidente dell’Ordine dei medici di Venezia) evidenziano come i professionisti inseriti negli elenchi regionali non siano sottoposti alla giurisdizione disciplinare degli Ordini, con il rischio di asimmetrie nel sistema sanzionatorio tra medici iscritti all’albo e colleghi in deroga.
  • Rischio Sanatoria e Regole Uniche: Foad Aodi, presidente dell’Associazione medici di origine straniera in Italia (AMSI), ribadisce il contributo fondamentale offerto dal personale estero fin dal 2020, ma sollecita una regolarizzazione ordinata con regole omogenee per evitare che la scadenza del 2029 renda inevitabile una sanatoria indistinta.
  • Il comparto Odontoiatrico: L’inclusione degli odontoiatri nelle deroghe suscita le perplessità di Andrea Senna, presidente della CAO nazionale, il quale evidenzia come la professione operi prevalentemente nel settore privato, dove le esigenze urgenti legate alla pandemia non sussistevano.

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