
In sintesi:
L’impiego del personale sanitario in Italia ha visto una svolta determinante con il decreto “Cura Italia” del 17 marzo 2020. Per far fronte alla carenza d’organico nelle strutture sanitarie durante l’emergenza epidemiologica, il governo dell’epoca consentì l’assunzione rapida di medici e infermieri formati fuori dall’Unione Europea, superando i tempi ordinari del riconoscimento ministeriale.
In condizioni ordinarie, la procedura previde la valutazione approfondita del curriculum accademico da parte del Ministero della Salute — integrata ove necessario da esami integrativi —, il superamento di una prova di lingua italiana e la successiva iscrizione all’Ordine professionale competente. Con l’adozione delle norme emergenziali, prorogate prima per gestire il flusso dei professionisti in fuga dalla guerra in Ucraina e successivamente estese dall’ultima legge di bilancio, il regime straordinario rimarrà attivo fino al 2029 per garantire la continuità dei servizi sanitari.
L’assenza di un registro centrale tenuto dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCeO) ha reso difficile la quantificazione esatta dei sanitari che operano mediante deroga. Sulla base dei riscontri forniti dalle amministrazioni territoriali attraverso istanze di accesso civico, risultano registrati negli elenchi regionali oltre 5.228 professionisti, un dato comunque parziale a causa dell’assenza di elenchi dedicati o di mancata risposta da parte di diverse Regioni.
| Regione | Numero Iscritti in Deroga |
|---|---|
| Piemonte | 3.020 |
| Liguria | 1.679 |
| Toscana | 192 |
| Sicilia | 121 |
| Puglia | 115 |
| Lombardia | 63 |
La marcata disparità dei dati tra regioni limitrofe o con bacini d’utenza comparabili è da ricondurre alla diversa gestione e ai differenti criteri di registrazione adottati sul territorio.
L’impianto normativo attribuisce la verifica dei titoli alle amministrazioni regionali senza definire linee guida unitarie a livello nazionale. Nel 2024 un tentativo di uniformare i protocolli di controllo s’è arrestato in sede di Conferenza Stato-Regioni.
Di conseguenza, mentre alcune realtà (come Veneto e Puglia) si avvalgono di commissioni tecniche dedicate per esaminare le competenze e la documentazione, altre delegano le verifiche direttamente alle strutture sanitarie locali o si limitano a riscontri di carattere formale sui documenti presentati.





